Origini e sviluppo

 

Gli egizi, per preparare le mummie, svuotavano il cranio attraverso il naso; nello stesso periodo (2° millennio a.C.) le popolazioni precolombiane del Perù praticavano la trapanazione cranica nei vivi, forse in un contesto rituale, e alcuni dei soggetti operati sopravvivevano. Nel 5°-4° secolo a.C., Ippocrate descrisse alcune lesioni del sistema nervoso e diede indicazioni per la trapanazione cranica; tali principi, seppur tramandati, vennero ignorati nel Medioevo, in quanto allora il corpo era ritenuto inviolabile. Nell'Ottocento, la chirurgia assunse un'importanza fondamentale, ma quella del sistema nervoso si sviluppò soltanto a fine secolo dopo l'introduzione dell'asepsi e l'individuazione delle aree corticali specifiche per una determinata funzione. Il sintomo clinico suggeriva la sede della lesione e i chirurghi operavano in base alle indicazioni del neurologo. Molti progressi in questo ambito si devono ai chirurghi inglesi W. Macewen e V.A.H. Horsley. L'italiano F. Durante, nel 1895, fu il primo a rimuovere un tumore benigno intracranico. Pochi anni più tardi, la neurochirurgia acquisì una propria identità grazie a H.W. Cushing e W. Dandy, negli Stati Uniti, e a H. Olivecrona, in Svezia. Il contributo di Cushing è stato fondamentale per almeno tre motivi: inventò e descrisse numerose tecniche chirurgiche; individuò e classificò (con P. Bailey e L. Eisenhardt) molte lesioni del sistema nervoso; sviluppò, con W.T. Bovie, un apparecchio per il controllo del sanguinamento intraoperatorio (emostasi) mediante elettrocoagulazione; inoltre, al fine di rendere più sicura l'anestesia, introdusse l'uso intraoperatorio dell'apparecchio per la misurazione della pressione arteriosa (sfigmomanometro), inventato da S. Riva Rocci, con il quale era entrato in contatto nel 1901 nel corso di un breve viaggio in Italia. Dandy, allievo di Cushing, si distinse per la sua abilità chirurgica e per l'invenzione della ventricolografia, una metodica per la visualizzazione con un comune apparecchio radiologico dei ventricoli riempiti d'aria, capace di rendere immediatamente evidenti possibili distorsioni, suggerendo la presenza e la sede di un'eventuale lesione, confermando la diagnosi clinica e facilitando la localizzazione della lesione stessa in caso di intervento chirurgico. Olivecrona si specializzò nel trattamento delle malformazioni vascolari e contribuì in maniera determinante alla diffusione della neurochirurgia in Europa.

 

Nel 1927 il portoghese E. Moniz inventò l'angiografia per la visualizzazione delle arterie cerebrali, rese opache ai raggi X per iniezione di liquido iodato, tecnica, questa, che rendeva subito riconoscibili eventuali distorsioni e molti tumori caratterizzati della presenza di un tipico circolo patologico; lo stesso Moniz ideò, nel 1936, la psicochirurgia per il trattamento di gravi disturbi psichiatrici (leucotomia o lobotomia prefrontale). Al contempo W. Penfield, in Canada, sviluppava la chirurgia dell'epilessia  e verificava in vivo la funzionalità delle aree critiche, come quelle del linguaggio o della motilità, da risparmiare in caso di resezione della corteccia cerebrale. Negli Stati Uniti, infine, E.A. Spiegel e H.T. Wycis, spinti dalla necessità di distruggere a scopo terapeutico alcune strutture cerebrali profonde implicate nei disordini motori, come per es. il morbo di Parkinson, introducevano, nel 1947, gli strumenti stereotassici per la localizzazione accurata, mediante una serie di coordinate matematiche, di qualsiasi punto del cervello. La moderna neurochirurgia comincia negli anni Sessanta del 20° secolo con l'uso del microscopio operatorio, soprattutto grazie a M.G. Yasargil in Svizzera. Successivamente, con l'invenzione prima della tomografia assiale computerizzata (TAC) e poi della risonanza magnetica (RM), la conoscenza del sistema nervoso e le possibilità chirurgiche sono notevolmente aumentate. Attualmente è possibile 'illuminare' le aree cerebrali attive, mentre sistemi computerizzati mappano la via del chirurgo durante l'intervento. In Italia, anche se già nel 1893 A. D'Antona aveva pubblicato La nuova chirurgia del sistema nervoso centrale, cui era seguita, nel 1895, la Chirurgia craniocerebrale di V. Padula, la neurochirurgia si è affermata solo a partire dagli anni Cinquanta. La Società italiana di neurochirurgia fu fondata a Torino nel 1948.